Alto Liccio. L'arazzo tra passato, presente e futuro

Sergio Nannicola

Year 2022
Format16,8 x 24 cm
Pages 32
Coverpaperback
LanguageItalian
ISBN 979-12-80049-63-6

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Lunedì 11 luglio 2022 si è inaugurata presso la Sala Napoleonica dell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano la mostra “Alto Liccio – L’arazzo tra passato, presente e futuro”. Mostra frutto di un progetto della Scuola di decorazione di Brera condiviso con l’Arazzeria Scassa di Asti. L’evento è stato realizzato e coordinato dal sottoscritto già a partire dalla prima edizione che mosse i primi passi nell’autunno del 2020. L’esposizione ripercorre un’esperienza formativa nata in rete ai tempi della pandemia e realizzata nella realtà laboratoriale dell’Arazzeria di Asti tra il 2020 e il 2022, nel prestigioso laboratorio artigianale immerso nel parco dell’antica Certosa di Valmanera. Per l’occasione è stato presentato il libro “Alto Liccio – L’arazzo tra passato, presente e futuro” edito da Manfredi Nicolò Maretti con testi di Massimo Bilotta, Silvana Cincotti, Valeria Tassinari, Sergio Nannicola, Maria Cristiana Fioretti, Ida Chicca Terracciano, Matilde Galletti. La mostra, oltre alle piccole opere tessili prodotte dalle allieve durante i workshops, ha proposto in visione quattro pregiatissimi arazzi tessuti nella storica Arazzeria Scassa, tra questi la bellissima “Venere” da Fernando Botero realizzata nel 2010, “Fiori notturni” da Paul Klee del 1990,” L’Attesa” da Felice Casorati del 2007, “Chimera” da Corrado Cagli 1962. Tutti gli esemplari sono stati realizzati da Caterina e Franca Alcaro, le storiche tessitrici dell’Arazzeria fondata da Ugo Scassa sul finire degli anni Cinquanta del Novecento e concessi per l’esposizione dall’attuale direttore artistico Massimo Bilotta. Gli arazzi di elevata fattura esecutiva sono oggi accuratamente conservati nella collezione permanente del Museo dell’Arazzeria presso l’antica Certosa di Valmanera di Asti sopravvissuta in parte al conflitto bellico negli anni Quaranta, di cui parla più approfonditamente nel suo testo la storica dell’arte Silvana Cincotti.
Ventitré le ragazze complessivamente selezionate da un’apposita commissione che ha valutato la fattibilità dei bozzetti da realizzare nei workshops durati lo spazio di una settimana, durante i quali sono stati tessuti piccoli arazzi del formato di 25×25 centimetri con la tecnica ad alto liccio, sotto la guida di Caterina e Franca Alcaro. Un’esperienza che ha portato le allieve a misurarsi con un’arte antichissima, che oggi tra mille vicissitudini rischia di scomparire per sempre dalla scena delle apprezzatissime produzioni artigianali made in Italy, considerando che in Italia laboratori come quello astigiano sono sempre più unici che rari. Con questa prospettiva si è voluto quindi aprire una necessaria riflessione su quelle antiche quanto preziose discipline artistiche che da anni scivolano silenziosamente verso l’oblio, scomparendo una dietro l’altra dalla pratica quotidiana anche a causa di quel corto circuito che si è generato tra mondo analogico e digitale. Situazione che in qualche modo ha avviato quei processi di smantellamento dei saperi riscontrabili in diversi settori artigianali, considerati oramai inopportunamente obsoleti dalla stessa politica. Tutto alla luce di un disinteresse generale rafforzato da scelte e riforme poco lungimiranti che attualmente ne penalizzano persino la formazione artistica nelle stesse scuole pubbliche secondarie.1
L’auspicio è dunque quello di puntare un riflettore sui problemi che affliggono attualmente la trasmissione delle antiche quanto nobili arti nelle nostre istituzioni pubbliche, cercando di salvare il salvabile tornando a riflettere, recuperare, coltivare e trasmettere sotto una nuova luce le antiche discipline artistiche tipiche della nostra tradizione, all’occorrenza anche con l’apporto e in sinergia con le nuove tecnologie. Recupero, che oltre alla salvaguardia di antichi quanto preziosi mestieri d’arte, assicurerebbe quella giusta e competente manutenzione del nostro immenso patrimonio artistico culturale che abbiamo il dovere e la responsabilità di tramandare alle future generazioni.
Sergio Nannicola