
Giorgio Gaburro. Trent’anni di galleria: 1995-2025
AA.VV.
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Ripensando all’inizio della mia avventura nel mondo dell’arte, mi rendo conto che tutto nacque da un gesto impulsivo, quasi incosciente.
Era l’inizio degli anni Ottanta, stavo cercando un mobile d’antiquariato quando mi trovai davanti a un’opera di Mario Schifano.
Non la stavo cercando, non la comprendevo fino in fondo, ma sentii che dovevo averla. La comprai. Quel quadro si rivelò poi essere un
falso, ma fu comunque l’origine di tutto. Il primo rischio, si potrebbe dire. Quel gesto segnò l’inizio di una ricerca che avrebbe dato una
nuova nota alla mia vita. Da lì nacque un interesse che, senza che potessi immaginarlo, avrebbe cambiato il corso della mia esistenza.
Poco tempo dopo, insieme all’amico Franco di Vicenza, commisi quella che per allora mi sembrò essere una follia: aprire una galleria
d’arte. All’epoca avevo conosciuto un mercante che mi forniva le opere da esporre e vendere, Franco invece disponeva di uno spazio.
Eravamo un duo improbabile, mossi più dall’entusiasmo e dalla curiosità che da una reale esperienza commerciale. E così, nel 1995, a
Thiene, nacque la prima galleria, un piccolo mondo tutto da costruire, sospeso tra sogni, rischi e un’innegabile passione per l’arte. L’esordio
fu una mostra di Salvador Dalí. Il mercante che conoscevo possedeva alcune opere e partimmo proprio da lì. Ricordo di allora un episodio
eclatante, una settimana prima dell’inaugurazione della mostra lessi sul quotidiano l’Arena di Verona che a quel mercante erano state
sequestrate tutte le opere di Dalí. Non le nostre, certo, ma “le sorelle”. Mi presentai dai Carabinieri, raccontai tutta la storia e mi dissero che,
in realtà, quelle opere erano tutte false e le sequestrarono. Così feci la conoscenza delle zone d’ombra del sistema dell’arte sulla mia pelle.
I primi tre anni furono segnati da errori, ingenuità e scelte fatte senza strumenti adeguati. Fu, a tutti gli effetti, un fallimento. Ma col tempo
compresi che aveva ragione Henry Ford quando affermava che “un fallimento è solo l’opportunità di ricominciare di nuovo con più consapevolezza”. Allora questa consapevolezza non mi era ancora chiara, ma stava iniziando a formarsi dentro di me. […]
Rileggendo oggi questo cammino, provo un sentimento complesso, fatto di orgoglio e di gratitudine, ma anche di ricordo della fatica che
l’ha reso possibile. Trenta anni di lavoro quotidiano, di scelte non sempre facili, di tentativi, errori e ripartenze, che hanno richiesto
pazienza, ostinazione e una fiducia incrollabile. Non ho mai cercato scorciatoie né risultati immediati, ho imparato che ciò che conta
davvero richiede tempo e cura. Ciò che mi rende forse più orgoglioso, oggi, è il fatto di essermi costruito questo percorso quasi interamente
da solo perchè da autodidatta ho dovuto farmi una cultura storico-artistica leggendo, studiando e confrontandomi con critici e
curatori italiani, mettendo insieme conoscenze, intuizioni e esperienza pratica. La tenacia è stata la mia compagna costante, la capacità
di rialzarsi dopo ogni errore e di trasformare la fatica silenziosa in crescita concreta. È grazie a questa combinazione di passione, impegno
e perseveranza che la galleria ha trovato la propria direzione, crescendo senza mai perdere integrità. Un ruolo fondamentale lo ha
avuto anche l’incontro con Milano e con le persone che lì ho avuto la fortuna di conoscere: collaboratori con una solida preparazione, sensibilità e rigore, capaci di condividere una visione e di tradurla in lavoro quotidiano. Insieme a loro, e grazie a un dialogo costante
fondato sulla fiducia e sul rispetto reciproco, la galleria ha potuto consolidarsi e continuare a evolvere, restando fedele a un’idea di
progetto costruita giorno dopo giorno, capace di guardare al futuro con curiosità, attenzione e profondo rispetto verso gli artisti e tutte
le persone che ne fanno parte.
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